Petronilla

Essere donna è facile

Una Transat al femminile

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di Annnabelle Boudinot
(traduzione Nicola Principato)

Ho attraversato l’ Atlantico da sola, in circa 25 giorni.

Sono arrivata nona su quaranta, davanti a me otto ragazzi, dietro un’altra ragazza e trenta ragazzi. Dunque sono più brava della maggior parte dei ragazzi .

Spesso mi è stato fatto notare: «Una traversata in solitaria… e per di più una ragazza!» Sembra che questo aumenti l’entità dell’impresa, ma in realtà io non la penso così.

Pur essendo vero che le ragazze hanno meno forza fisica dei ragazzi, ciò non costituisce un handicap misurabile nelle regate oceaniche: i nostri srumenti  sono sistemi meccanici con rapporti di demoltiplica, quindi è sufficiente adattare il rapporto a chi li utilizza. Dopodiché c’è bisogno di resistenza, e qui non ci sono prove che le ragazze ne abbiano meno dei ragazzi. Infine, e soprattutto, ci vuole forza mentale, e anche in questo caso non credo che le ragazze si possano considerare inferiori.

Una delle caratteristiche che più apprezzo delle regate oceaniche infatti è che uomo e donna sono in una situazione di parità, e in questa disciplina ci sono state delle grandi campionesse che sono riuscite a mettere in difficoltà i loro concorrenti di sesso maschile.

Si noterà tuttavia che ci sono più vincitori maschi che femmine, ma bisogna dire che le donne che fanno vela sono circa una ogni dieci uomini: la statistica ci è davvero contro… Perché così poche donne fanno vela?

A questa domanda non ho una risposta, ma al più qualche ipotesi. Che sia un problema di orientamento? Che la vela sia vista come una disciplina da uomini? In effetti sugli scaffali non si vede mai una “Barbie piratessa”, e in più “piratessa” proprio non si dice, dunque è possibile che ci siano meno stimoli già dall’infanzia. Questo tra l’altro può anche essere un problema di fiducia in se stesse e di spinta all’imprenditorialità.

Nel mio caso, una delle frasi chiave della mia infanzia e dei miei esordi in barca con mio padre è stata «Forte è l’uomo che riuscirà a domare  mia figlia!» [letteralmente sarebbe “Forte è l’uomo che sa prendersi mia figlia”, ma secondo me non avrebbe senso] , e chiaramente per mio padre la parola uomo includeva anche la donna.

Le basi erano state poste, indipendentemente dalle difficoltà, e sarebbe stato inutile pensare che io non ce la potessi fare, ma dovevo solo chiedermi come arrivare.

Durante i miei studi e la mia carriera sono cresciuta in mondi dominati dagli uomini ed il fatto di essere una donna ha sempre costituito una differenza, a volte favorevole e a volte dannosa, ma sono convissuta con i pro e con i contro, approfittando dei primi e accettando i secondi.

Spesso mi si parla del comfort come giustificazione per le poche donne in acqua, ma non credo sia valida, infatti ci sono molte donne escursioniste, scalatrici e alpiniste che come noi altre naviganti rinunciano ai loro confort per lo sport.

Per me si tratta più di un legame alla personalità che al genere .

Per concludere, in mare non ci sono né uomini né donne, ma solo marinai. Andate oltre i pregiudizi signore, navigate e non esitate a battervi sull’acqua, e abbiate la meglio su qualche ragazzo.

Ciò sicuramente non gli farà del male 🙂

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Annabelle Boudinot
Ingegnere nata in Francia nel 1983, ha partecipato alla Mini Transat 2013 a bordo di un’imbarcazione costruita con fibre di lino.
http://www.agro650.org

 

Versione originale in franccese

Une transat au féminin

J’ai traversé l’Atlantique en solitaire, en 25 jours environ. Je suis arrivée 9ème sur 40, devant moi 8 garçons, derrière une autre fille et 30 garçons. Je fais donc mieux que la plupart des garçons .

On me l’a souvent fait remarquer : « Une traversée en solitaire… Et une fille en plus !» Apparemment cela ajoute à l’exploit. En réalité je ne le crois pas. Si il est avéré que les filles ont moins de force physique que les garçons, cela ne constitue pas un handicap très mesurable dans la course au large. Nos supports sont mécaniques et avec des systèmes de démultiplications, il suffit donc d’adapter la démultiplication à celui qui l’utilise. Ensuite il faut de l’endurance, or là dessus pas de preuve que les filles en aient moins que les garçons. Et enfin et surtout, il faut de la force mentale. Là encore je ne crois pas qu’on puisse placer les filles en infériorité sur ce point.

C’est en réalité une des caractéristiques que j’apprécie dans la pratique de la course au large, homme et femme sont sur un pied d’égalité, et il y a eu de grandes championnes dans la discipline qui ont sus mettre à mal leurs concurrents masculins. On remarquera qu’il y a toutefois eu plus de gagnants masculins que féminins. Il faut dire que pour une femme qui pratique la voile il y a environ 10 garçons. La statistique est plutôt contre nous…

Pourquoi si peu de femmes naviguent ?

Je n’ai pas de réponse à cette question, quelques hypothèses tout au plus.

Est-ce un problème d’orientation ? La voile serait vue comme une discipline d’hommes ? On ne voit en effet aucune playmobil piratesse dans les rayons, d’ailleurs « piratesse », ça ne se dit pas. Il peut donc y avoir une incitation plus faible à l’enfance.

Cela peut également être aussi un problème de confiance en soi et d’incitation à l’entrepreneuriat. En ce qui me concerne, une des phrases-clefs de mon enfance et de mes débuts en bateau avec mon papa était « Tout homme est fort qui sait s’y prendre ma fille ! » Bien sûr homme incluait femme pour mon père. Les bases étaient posées, quelque soit la difficulté, il était inutile de penser que je n’y arriverai pas, je devais plutôt me demander comment y arriver.

Lors de mes études et de ma carrière j’ai évolué dans des mondes très majoritairement masculins, le fait d’être une femme a souvent été une différence, parfois un avantage et d’autres fois aussi un désavantage. J’ai donc pris le parti des pour et des contre, m’accommodant des seconds et profitant des premiers.

On me parle souvent du confort comme prétexte au peu de femmes sur l’eau. Je ne crois pas que ça soit valable. Beaucoup de femmes randonneuses, escaladeuses, alpinistes, tout comme nous autres navigatrices renoncent à leur confort pour la pratique du sport. Pour moi il s’agit plutôt d’un lien à la personnalité plutôt qu’au genre.

En conclusion, en mer, il n’y a pas d’homme, il n’y a pas de femme, il n’y a que des marins. Passez outre les préjugés mesdames, naviguez et n’hésitez pas à vous battre sur l’eau et damez le pion à quelques garçons.
Ça ne leur fait sûrement pas de mal :).

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Per vedere una donna bisognerebbe indossare gli occhiali dell’anima

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di Alessandro Doria

Da leggere ascoltando…

Che fossi strano non c’erano dubbi e di certo non cerco conferme, ma anche solo per un istante, vi chiedo di guardare il mondo che vi circonda con degli occhi diversi.
Sono certo che esiste un modo incontaminato per osservare la realtà in maniera differente: quello che è chiaro e nitido, potrebbe anche non essere vero.
Spesso mi sono posto la domanda: i miei occhi codificano correttamente la realtà?
Voglio essere più chiaro e farvi subito un test: provate a osservare una donna completamente priva di vestiti. Ora concentratevi su quello che il vostro occhio potrebbe captare nell’immediato.
seno
Fatto?
Bene, ora riprovateci, ricoprendo con la fantasia le areole dei seni e l’apparato riproduttivo con un qualsiasi lembo di pelle: ora cosa vedete, ma soprattutto cosa provate?
Ecco a voi la donna.
A confonderci le idee ci pensa la società, il proibizionismo, l’eros, ma la chiarezza la si può trovare solo osservando con l’anima. Se avete il numero di telefono di uno psicologo bravo, potete tenervelo in rubrica se non vi occupa spazio nella memoria, ma sono certo che non vi servirà contattarlo dopo aver fatto questo test.
Guardare una donna attraverso gli occhi potrebbe farvi scoprire un’anima pura, come quella di un uomo o di qualsiasi altro essere vivente.
Io, in primis, mi sono fatto un esame di coscienza imputandomi delle colpe: confesso di aver pensato che una donna è un essere indifeso, fragile, un dono prezioso da custodire con cura.
Ora mi accorgo che non è vero.
Una donna è uguale a noi maschietti: ha gli stessi diritti e doveri di un uomo, ha lottato come un guerriero in trincea e porta la 24 ore come un manager in giacca e cravatta.
Petronilla è un progetto molto importante, che attraverso la vela porterà la donna e l’uomo a respirare lo stesso iodio, spettinerà con il vento i capelli e bagnerà di salsedine i volti di molti esseri umani senza sessi, particolari, ma uniti solo dall’anima che li rende vivi.
Vi lascio con un dubbio: se eliminassero la parola donna, come osservereste una femmina?
Buona vita a tutti.
Alessandro Doria è un grafico pubblicitario e un Dj. Lavora e vive a Milano ma è originario della Romagna.
Ha collaborato con una play list e una ricetta abbinata ad ogni segno zodiacale nell’ultimo libro di Antonio Capitani “OROSCOPO 2014” ed è stato inviato speciale per THE ICEFASHION all’ultima edizione di San Remo.

PROGETTO PETRONILLA – Per mare e con immagini

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Il progetto è nato come ne nascono tanti, da un’idea. Unire passione e lavoro per far sentire la nostra voce sull’argomento violenza sulla donna. Tutto con uno spirito positivo.

Una velista (più che velista, un’appassionata di mare) e una Fotografa (qui il maiuscolo è doveroso) cosa potevano “escogitare” per creare un evento che potesse racchiudere, sport, cultura, sociale?

UNA REGATA E UNA MOSTRA FOTOGRAFICA che dica “Essere donna è facile. Provaci e non avere paura a dire basta a chi te lo impedisce”.

E tutto è cominciato.

La definizione del progetto, la ricerca del posto per organizzare la regata, i contatti con skipper, la definizione del set per gli scatti della prima sezione, l’emozione delle prime immagini sul pc ed ecco…Signore e Signori il PROGETTO PETRONILLA.

L’evento si svolgerà il 3-4 maggio 2014 a Riva di Traiano, grazie alla collaborazione preziosa con il Club Nautico Riva di Traiano, organizzatore della Petronilla’s Cup.

Nella giornata del 3 maggio si svolgerà una regata costiera e alla sera presso lo Sporting di Riva di Traiano, il party Petronilla con la presentazione della mostra e musica dal vivo.

Domenica 4 maggio una regata a bastone concluderà la Petronilla’s Cup che decreterà i vincitori.

A terra ci sarà anche Trompè (http://www.trompe.it/) che per l’occasione ha creato la t-shirt edizione speciale Petronilla e tante altre attività che accompagneranno questo week end all’insegna dello sport e della cultura.

trompè2

Nei prossimi giorni vi racconteremo nel dettaglio della mostra fotografica e di tutti i nostri sostenitori che ci auguriamo aumentino.