Petronilla

Essere donna è facile

oltrepassare quello che sembra insuperabile

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di Francesca Pradelli

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Ci vuole ispirazione per scrivere di mare.
Serve essere con gli occhi, la testa, il cuore, pieni di mare. A volte la vita di tutti i giorni ci rende difficile provare quella preziosa pienezza che solo il navigare riesce a regalare, ma se si chiude gli occhi, ci si concentra a rievocare i ricordi, piano piano le emozioni tornano a galla. Andare per mare è per me sinonimo di libertà. Mi ricordo ancora quando lo realizzai per la prima volta: ero su Speranza, la barca della mia famiglia, navigavo per la prima volta da sola, dopo aver sfinito mio papà per tutta la strada fino al mare per convincerlo. Mi allontanai dal porto, issai le vele, spensi il motore e il silenzio, interrotto solo dallo sciabordio delle onde sul bello scafo bianco, mi pervase. E allora una consapevolezza mai provata prima mi colpì: era quella la LIBERTA’.

Ho avuto il grande privilegio di iniziare ad andare per mare da molto piccola, mi piace dire “da quando ero nella pancia di mia mamma” e ringrazio spesso i miei genitori di avermi regalato questa passione, che mi riempie la vita e che mi farà compagnia sempre. La vita in barca è sempre stata per me una cosa naturale: andavo con la mia famiglia, con mio zio, i miei cugini.
Ho imparato a navigare con poca teoria, ma assorbendo e immagazzinando dentro la mia testa e i miei muscoli, gesti, occhiate, sensazioni. Solo anni dopo, durante il percorso per diventare istruttrice, ho imparato ad associare una spiegazione teorica a tutti i gesti che per me erano naturali.

Nel 2013 ho avuto la fortuna di realizzare un mio sogno: attraversare l’oceano Atlantico in barca a vela, dai Carabi a Genova.

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Erano un po’ di anni che cercavo un imbarco dalle Canarie, qualche risposta positiva c’era stata, ma non si era mai concretizzata. Quando mi hanno proposto la traversata ero fuori dall’Italia, immersa in un altro mondo, un’altra vita, un altro lavoro. E un giorno ricevo una mail con l’offerta: è vero quello che si dice, che le cose belle accadono quando non le cerchi! Ad Aprile quindi parto, arrivo a St Martin e trovo ad accogliermi una bellissima barca a vela, grande, maestosa. Siamo sette di equipaggio, io (come sempre!) la più piccola e l’unica donna inserita fra i turni di navigazione, l’altra ragazza che c’è si occuperà della cucina.
Un paio di giorni per ultimare i preparativi e, finalmente, si parte.
Le 24 ore sono divise in turni di 3 ore con 2 persone: la rotazione prevede tre ore fuori in pozzetto, timonando mezz’ora a testa, tre ore in “stand by” nel caso servisse una mano alle manovre e tre ore di riposo. Presto entro in questo nuovo ritmo, fatto di sveglie alle 2 di notte o sieste alle 11 del mattino e mi accorgo che la giornata è troppo corta per fare tutto quello che vorrei!

Eolo per i primi giorni è gentile con noi e il sole caldo del Caribe ci fa ancora stare fuori in pozzetto con una maglia leggera. Ricordo di aver detto tutta emozionata al capitano, appena usciti dalla baia di St Martin: “Wow, ci sono 25 nodi!” e lui mi ha guardato con un sorriso bonario, rispondendomi “Beh….sì!” come per dire che non era molto! Certo, stavamo navigando su una barca grande e solida, ma per me 25 nodi erano tanti, abituata ad affrontarli su barche più piccole. Più ci allontaniamo in oceano, più il freddo comincia a farsi sentire e il vento aumenta…30 nodi…e ricordo che pensai “ok, ora sono 30 nodi. Vedi Fra, riesci ad affrontarli, timoni bene, è tutto sotto controllo. Ma, allora, quei 25 di ieri non erano poi troppo difficili…”. Qualche giorno dopo, il vento aumenta a 35-40 nodi. I turni sembrano più lunghi, la barca è molto pesante e timonarla è faticoso. Scopro di avere muscoli che non credevo di avere e quando finalmente tocco la cuccetta dormo come un sasso. Sono stanca ma di quella stanchezza “giusta”, bella e mi sorprendo a pensare “Ok Fra, adesso sono 35-40 nodi e tu sei a posto, vai bene, sei concentrata. Ma allora, quei 30 nodi non erano insormontabili…!”.
Credo che questo sia stato l’insegnamento più bello della traversata: capire che ognuno ha dentro di sé risorse che non sa di avere, forze di cui non conosceva l’esistenza, energie che lo fanno andare avanti, superare i limiti e renderlo più forte e consapevole delle proprie capacità.

Vale in barca in mezzo all’oceano e vale nella vita, mi accorgo.
Provate a oltrepassare quello che sembra insuperabile, ragazze, con l’augurio di navigare sempre con brezze gentili, ma con la certezza che saprete affrontare anche le tempeste più difficili.

Francesca Pradelli vive a Genova ma è di originaria di Torino.  Avvocato marittimista è anche una giornalista e una velista.
Ha scritto per le più importanti riviste nautiche italiane e francesi e si occupa dell’ufficio stampa e della comunicazione della Classe Mini650 Italia.

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